CAP. 3 – I doni naturali di San Giuseppe

È una legge fondamentale della famiglia di Dio, che quando l’Onnipotente sceglie un uomo a compiere qualsiasi grande opera, Egli gli dà tutte le grazie necessarie per assolvere con dignità e perfezione  l’ufficio confidatogli dalla Provvidenza infallibile. Questo principio è stato stabilito dal Dottore Angelico, il quale ha preso direttamente da San Paolo. Ora, la Santissima Trinità, da tutta l’eternità, ha destinato San Giuseppe ad essere il sposo della Madre di Dio, e il padre putativo del piccolo Salvatore, adempiendo tutti gli obblighi di vera e reale paternità: ne consegue, quindi, che San Giuseppe era dotato di tutto ciò che era necessario per questo doppio ufficio. O, che io fossi abbastanza eloquente per poterti dare una pallida idea delle qualità necessarie essere il coniuge degno della Regina degli Angeli, il padre putativo del Re della terra e del cielo! In verità, in lui, come san Gregorio di Nazianzo dice di san Basilio, la natura si era trasformata in grazia.

Un autore greco ha detto che era tentato credere nella teoria di Pitagoria sulla trasmigrazione delle anime, perché gli sembrava che tutte le anime belle sono tornate sulla terra per animare il corpo di questo filosofo. Questo, davvero, è stato uno sconsiderato e poco intelligente. Ma noi invece possiamo veramente dire che tutte le virtù naturali e morali sembrano aver unito le loro forze per abbellire la persona nonché arricchire l’anima del grande San Giuseppe.

Quando il primo Giuseppe è andato fuori dal palazzo del faraone in un carro regale, la Scrittura ci dice che la gente si è affollata intorno a Giuseppe per contemplare la magnificenza della sua persona e la bellezza del suo volto.  Infatti, Giuseppe sembrava essere più come un angelo che un uomo. Ora, San Bernardo stabilisce un parallelo tra i due Giuseppe, che è interamente a vantaggio del secondo; e questo non ci può sorprendere, in quanto quest’ultimo, essendo stato nominato a un ufficio infinitamente più onorevole di quello di prima, deve aver conseguentemente posseduto qualità e virtù più eccellenti. Che modestia verginale è apparsa nel suo volto venerabile! Che dolcezza nei suoi occhi! Che gravità nelle sue parole! Che sapienza e discernimento nel modo ha governato la famiglia di Dio, composta solo da due persone, ma il cui valore superano tutta la creazione!        

Quando piace al Re dei re chiamare un uomo all’autorità, egli imprime sulla fronte un carattere di maestà che incute rispetto e obbedienza. Leggiamo nel primo libro dei Re, che nel tribù di Beniamino c’era un uomo di nome Cis. Aveva un figlio chiamato Saulo, “un uomo eletto e bello, e non c’era tra i figli di Israele uno più bello di lui”. Tale era l’uomo che Dio ha scelto per essere il primo re della nazione degli ebrei. Dimmi, allora, quale doveva essere la maestà di Giuseppe, al quale è stato dato autorità sul Re e la Regina dell’universo?   

Nella genealogia di Giuseppe, San Matteo gli mostra di essere discendente, in linea diretta, dei quattordici patriarchi, a cominciare da Abramo, fino a Davide; da quattordici re dopo Davide, fino alla trasmigrazione degli ebrei a Babilonia; e da quattordici principi o capi del popolo, dopo la trasmigrazione di Babilonia, fino a Gesù. Perché lo Spirito Santo ha ispirato questa lunga enumerazione?

Senz’altro, tra altri motivi, per dimostrare che il discendente di tanti grandi uomini è stato anche l’erede delle loro qualità nobili e le loro virtù reali. Tutte le perfezioni distribuiti tra i vari principi sono state unite in San Giuseppe. La mano generosa del Creatore ha effuso tutte le qualità del corpo e dell’anima su questo grande Santo, in modo da renderlo degno di sposare la Regina degli Angeli e degli uomini, di essere il padre putativo del piccolo Messia, e di essere l’insegnante dell’apprendista divina, il quale, nel corso di diciotto anni, si è degnato di lavorare sotto la sua direzione nell’umile bottega di Nazaret.

Se dovessimo chiedere la Santa Vergine circa le grazie del suo Sposo, lei risponderebbe senz’altro usando parole trovate dai Cantici: “Il mio amato sposo è bianco come la neve dalla sua purezza verginale, roso come lo scarlatto dalla sua modestia; scelto fra migliaia. Il suo capo è oro finissimo; i suoi occhi come colombe su ruscelli d’acqua che vengono lavati con latte e messo vicino i flussi abbondanti; le sue mani risplendano come oro, piene di pietre preziose di tutte le opere buone; la sua voce è piena di dolcezza; tutte le grazie della natura si uniscono nel suo volto; egli è amato del cielo e della terra”. A questo ritratto potremmo aggiungere una sola parola che Maria non avrebbe detto, ma che San Bernardino ha detto di lei. Giuseppe era l’immagine vivente della sua Vergine Sposa; loro assomigliavano come due perle. Dimmi come era la bellezza di Maria, e io ti dirò quello che era di Giuseppe. Ma faremmo grande ingiustizia al nostro glorioso Patriarca se dovessimo immaginare che la sua somiglianza con la sua castissima sposa era soltanto all’esterno. “Tutta la gloria della figlia del Re è dentro”. Questo può anche essere detto di San Giuseppe, come vedremmo nei prossimi capitoli.   

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Risposte a questa discussione

Sono felice che ci sia questo gruppo dedicato ai favori che Dio ha concesso a San Giuseppe. È un libro che conoscevo da tempo ma essendo in lingua inglese non ero costante nella lettura. Grazie Antonio per la traduzione molto utile. Ho riflettuto su questo riflessione dell'autore: "Dimmi come era la bellezza di Maria, e io ti dirò quello che era di Giuseppe". Credo che doveva essere di una bellezza tale che non ci sono parole per esprimerlo. La sua bellezza conquisti tutti i giovani papà, affinché prendano come modello di vita il nostro San Giuseppe!

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