Cap. 5 – La vera misura delle grazie di San Giuseppe

Il profeta Isaia dice che verrà il momento in cui, nel consegnare un libro ad un uomo dotto, si deve dirgli, leggi questo; ed egli risponderà, non posso, perché è sigillato (Cf. Is. 29, 11). Qualunque sia il significato di questo libro misterioso, non è vero che ci presenta un’immagine gloriosa di San Giuseppe? Dio ha scritto nel suo cuore, come in un libro, tutti i segreti dell’incarnazione e della vita nascosta del Verbo fatto carne; ma questo volume è rimasto così sigillato che, nel corso di molto secoli, gli uomini più dotti della Chiesa sapevano quasi nulla del immenso mondo di grazie e prodigi in esso contenuti. Santa Teresa di Gesù è stato uno dei primi a leggere in questo libro alcuni privilegi del santo sposo della Madonna; e questo accese nel suo cuore un vivo desiderio di diffondere tra tutti i fedeli la devozione a questo grande Patriarca. Se non fosse per il riformatore serafico del Carmelo, forse San Giuseppe potrebbe essere ancora poco conosciuto, e onorato solo da poche anime privilegiati.        

Fu Giuseppe stesso che teneva sigillato il libro delle sue virtù. Era così modesto e umile che ha nascosto alla vista degli uomini la perfezione delle sue azioni, e i tesori della sua anima. La sua vita era secondo ogni apparenza, quella comune. Parlò così poco che in tutto i Vangeli non troverete da lui una sola parola rivolta neanche a Gesù, neppure alla sua sposa, o per l’Arcangelo Gabriele, o qualsiasi altra persona nel mondo. Era come quel luogo nel tempio di Gerusalemme chiamato Santo dei Santi, di cui nulla era visibile tranne il sipario che nasconde le sue glorie.

Siamo così ridotti a indovinare tutto ciò che è scritto in questo libro, o fare come san Giovanni, quando, come ci dice nel quinto capito dell’Apocalisse, un libro simile era presentato a lui. Non essendo capace a leggerlo, si mise a piangere così tanto che ha eccitato la pietà degli Angeli e dell’Agnello, che ha aperto per lui il libro misterioso, e comunicato a lui tutti i suoi segreti. Ahimè! Possa la nostra devozione a questo santo Patriarca diventare così grande che lo commuove a compassione, e fargli svelare a noi tutti i segreti nascosti nel suo cuore! Nel frattempo, lettore, se desideri capire qualcosa delle glorie di San Giuseppe, troverai, penso, nelle considerazioni seguenti, la misura giusta con cui pesarle.

I – Prima Misura delle grazie di San Giuseppe: il Titolo “Padre di Gesù”

La prima misura con cui capire le grazie e la santità di Giuseppe è il suo titolo di “Padre di Gesù”. I teologi insegnano che più un uomo è destinato dal suo ufficio a servire la persona divina del Verbo incarnato, più eminente devono essere le grazie date a lui per svolgere degnamente tale ufficio. Nel primo capito di Daniele, si legge che i giovani israeliti scelti per il servizio diretto del re Nabucodonosor, dovevano essere di stirpe regale, “senza difetti, di bell’aspetto” e “Il re assegnò loro una razione giornaliera di vivande e di vino della sua tavola; dovevano esser educati per tre anni, al termine dei quali sarebbero entrati al servizio del re” (Cf. Dan. 1, 3-5). Ora, dopo la Madonna, nessun essere umano è stato chiamato a servire il Signore Gesù così vicino come san Giuseppe, di conseguenza, nessuno ha una ricevuto un abbondanza di grazie dal Padre Eterno come lui. 

La santa umanità del Salvatore, essendo unita ipostaticamente alla Divinità, ha ricevuto un mondo intero di grazie quasi infinite; dopo Gesù viene sua Madre santissima, che l’ha portato per nove mesi nel suo grembo verginale, e mille volte in braccio; dopo Maria viene Giuseppe, il padre putativo di Gesù, e il custode della sua persona adorabile. Nessun altro santo era chiamato al servizio diretto del Verbo fatto carne; conseguentemente, nessun altro ha ricevuto da Dio doni proporzionati alla dignità di questo ufficio. So bene che, come dice S. Anselmo, il ministero degli Apostoli è il più alto nella Chiesa, e che il titolo di Apostolo è ancora superiore a quella del precursore di Cristo, ma io dico con Suarez, che il ministero di San Giuseppe è di un ordine ancora più alto e più perfetto, e che la Madonna e San Giuseppe formano una gerarchia a parte, superiore a tutte gli altri ordini e altri santi nella Chiesa di Dio.

Chi può capire quante grazie erano necessarie per rendere San Giuseppe degno del titolo di Padre di Gesù, e per permettergli di compiere tutti i suoi compiti? Per quanto un uomo è capace di partecipare alla paternità di Dio Padre, tanto Giuseppe è stato adornato e arricchito di grazie celesti; e questo implica una quantità di grandezza, che solo Dio può conoscere il suo peso e misura. Se, nel Tempio di Salomone che conteneva l’Arca dell’Alleanza, tutto doveva essere ricoperto d’oro, con quale grazie doveva essere adornato l’anima, il cuore, il seno di questo santo uomo, il Trono del Dio vivente, nelle cui braccia riposava il Signore di tutti gli Angeli!

Origine è dell’opinione che, quando Gesù dice a Maria: “Donna, ecco tuo figlio”, la sua parola ha prodotto l’effetto che San Giovanni divenne per sua Madre, un altro Lui, come Egli avesse detto: “Madre mia, ecco tuo Gesù, a cui hai dato vita”. Nello stesso modo, quando Dio Padre disse a Gesù “Figlio mio, ecco Giuseppe; lui sarà tuo padre” è come se dicesse “Giuseppe è per voi, un altro Me”. E così era. Poiché, come spiega l’abate Ruperto, allo stesso tempo che Dio ha formato il corpo di suo Figlio dal sangue purissimo della Vergine, Egli infuse nel cuore di Giuseppe il suo amore paterno, in modo che quest’ultimo potrebbe essere per il Verbo incarnato sulla terra, ciò che Egli stesso è per il Verbo increato nell’eternità. Ora è molto più glorioso essere il padre putativo di Gesù Cristo che essere figlio adottivo della Madonna, ne consegue che siamo obbligati a riconoscere in Giuseppe una dignità, non solo superiore a quella del discepolo amato, ma una dignità quasi infinita, poiché egli è come un altro Padre Eterno in questo mondo. Il Dottore Angelico, san Tommaso, non esita a chiamare la divina maternità una dignità infinita. Perché, allora, non dovremmo dire che la paternità di Giuseppe si avvicina all’infinito, dal momento che, dopo la maternità che rende la Madonna veramente la Madre di Dio, non c’è nessuno più grande di lui a cui Dio ha comunicato la sua paternità, e al quale Gesù Cristo si è rivolto migliaia di volte chiamandolo con il nome di padre? Così, quando il Bambino Divino disse: “Mio padre”, non si poteva dire se si rivolgeva a Dio suo Padre, o a Giuseppe suo padre. O, che equivoco felice! Quale glorioso parallelo, con la quale Giuseppe è, in una maniera, paragonato al Padre eterno, nonostante la distanza infinita che c’è tra di loro! Non era il cuore di questo uomo così deiforme pronto a scoppiare nel petto, a sciogliere con tenerezza, quando, tenendo la mano del Bambino Gesù, gli disse “Mio Figlio”; o quando il Bambino Divino, con un’adulazione innocente, lo chiamava suo padre?   

Qual è il significato di quelle parole di Siracide: “Dio creò l’uomo dopo la sua propria immagine, e secondo la sua natura li rivestì di forza; lo adornò con virtù e splendori divini”? Prendendo queste parole alla lettera, sono solo una spiegazione delle parole di Dio nel primo capitolo della Genesi: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza”. Così si applicano all’uomo in generale, e di conseguenza ad ogni uomo, e dobbiamo permetterle di incomparabilmente esaltare la sua dignità.   Tuttavia, io credo che entro nei tuoi pensieri, lettore, quando li applico, in modo speciale, al nostro glorioso Patriarca. Quale uomo infatti è stato mai così ben formato all’immagine e somiglianza di Dio Padre, come il padre putativo di Gesù? Non vedi in Giuseppe l’immagine di Dio, una somiglianza con Dio, che appartiene solo a questo amico di Dio, ed è non è stato concesso a nessun altro? Nessuno ha una tale somiglianza con il Padre, con il Verbo increato nel suo seno, come Giuseppe, che ha portato il Verbo tra le sue braccia e il suo cuore! Gesù Cristo, parlando del suo Padre celeste dice: “Io e il Padre siamo una sola cosa”. Queste parole si possono verificare in Giuseppe: lui e Gesù è veramente uno. Poiché è certo che Giuseppe ha partecipato nella paternità divina, che onore è per lui avere una unione così intima con Dio Figlio, e con Dio Padre una comunione di proprietà in quello che è incomunicabile! Supponiamo per un momento che il Padre e il Figlio erano entrati in una santa rivalità per abbellire e arricchire il cuore e l’anima di San Giuseppe. Il Padre vuole che nulla gli mancasse a colui che sarà padre al suo figlio. Il Figlio vorebbe dare ancora di più a colui che sarà il suo padre. Chi sarà il vincitore in questo concorso divino? Il Padre Eterno o il Verbo eterno?

C’è ancora un altro pensiero che mi colpisce. Dio Padre avendo scelto San Giuseppe a governare il suo unico figlio al suo posto e nel suo nome, sapeva bene che senza un’assistenza speciale, un mero mortale non potrebbe assolvere un compito così nobile e difficile. Pertanto ha preso la sua dimora nel cuore di Giuseppe, per dirigere personalmente il suo Figlio attraverso il ministero di questo uomo secondo il suo cuore. Il Signore aveva ordinato a Mosè da percorrere prima a Faraone, dicendo: “Io sarà nella tua bocca, e io ti insegnerò quello che dovrai dire”. Se Dio ha voluto essere in bocca del suo servo Mosè per paralare con un re terreno, puoi meravigliarti ancora che Egli si mette nel cuore di Giuseppe per governare, insieme con lui, il suo Figlio? Quale fonte di tesori più preziosi deve essere questa presenza così intima di Dio Padre per il padre putativo di Gesù! Che torrenti di luci per la mente di Giuseppe! Che fuoco divorane per il suo cuore! E tutto questo è stato fatto a causa del Piccolo Messia, il quale Giuseppe è stato chiamato a dirigere, difendere,  nutrire, e istruire in tutte le cose.

II – Seconda misura per la grazie di Giuseppe: il titolo “Sposo di Maria”

La seconda misura delle grazie e la santità di San Giuseppe è la sua dignità di sposo della Madonna. Secondo San Giovanni Damasceno la dignità sposo di Maria è uno così elevato che nessuna eloquenza umana può esprimerlo. Né è possibile celebrare degnamente la grandezza di San Giuseppe senza capire quella della sua santa Sposa, che è la Regina dei Santi e gli Angeli, e la Madre di Dio. Chi, dunque, è di formare una vera concezione della dignità di San Giuseppe, come anche le grazie ricevute a motivo di quella dignità?

San Bernardino da Siena dice che il matrimonio verginale di Maria e Giuseppe era solo contratta sulla terra dopo essere stato deciso in cielo, e che questi due sposi erano perfettamente degno dell’altro. Maria ha superato tutti gli uomini e gli Angeli nella pienezza singolare delle sue grazie; era necessario, quindi, che dopo Lei, Giuseppe dovrebbe essere l’essere umano più sacro che esistesse, che fosse mai esisto o che dovrebbe mai esistere sulla terra. Oppure è possibile credere che il cielo contiene qualche servo di Maria più eminente in santità rispetto a colui che ha l’onore di essere il suo Sposo, suo signore, e il suo padrone? E supponiamo che Giuseppe non era stato arricchito con i doni più preziosi del cielo prima che si è sposato la Santissima Vergine: cosa non avrebbe chiesto Dio dopo per il suo Sposo; che grazie innumerevoli avrà ottenuto per lui! Infatti, se San Berardo ha ragione nel affermare che nessuna grazia scende dal cielo alla terra se non attraverso le mani della Madre di Dio; se non vi è nessun tipo di benedizione celeste che non ha ottenuto per uno o l’altro dei suoi servi; non dobbiamo credere che Lei avrà potuto fare di più per il suo Sposo e l’Angelo custode della sua verginità, più di tutti gli altri esseri umani?

Ecco un bel pensiero che prendo da San Gregorio Nazianzeno, perfettamente applicabile al nostro argomento. Questo grande Vescovo ci dice che la sua sorella, Santa Gorgonia, aveva un marito che amava come se stessa; e sapendo dalle Sacre Scritture che marito e moglie non sono due, ma uno solo, lei desiderava ardentemente che il marito servisse il Signore come lei stessa ha fatto, per timore che lei si trovasse costretta ad appartenere a Dio solo a metà. Ora, non sono mai esistiti due cuori, due anime più uniti come quelle di Maria e Giuseppe; questo Vergine fedele inoltre non potrebbe mai rimanere soddisfatta a servire Dio a metà. Quindi ha impiegato ogni sforzo che la sua altra metà, san Giuseppe, sia sommamente esaltato in ogni tipo di perfezione. Per usare le parole di San Gregorio, lei ha intensamente desiderato che il suo sposo sia perfetto, in modo che nessuna parte di sé rimanesse imperfetta. 

Maria ha indubbiamente fatto di tutto per garantire questo oggetto: sospirò, pregò. E potresti credere che Gesù ha potuto rifiutare quello che la sua tenera Madre chiese per il suo amato padre? Ogni giorno, quindi, il tesoro di grazie nell’anima Giuseppe cresceva visibilmente; ogni giorno la sua santità aumentava, e la carità del suo cuore intensificava più ardentemente. Infatti, che cosa non poteva sperare, avendo sua Sposa come avvocata, suo Figlio come arbitro, e Dio Padre come protettore!

Tale sono i due titoli principali con cui si devono misurare le grazie e la santità di Giuseppe. Queste sono le due fonti di abbondanza, o meglio i due fiumi maestosi che hanno arricchito la sua anima. Non potremmo comprendere appieno le perfezioni del padre putativo di Gesù, il santo Sposo di Maria.

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