Un’invocazione applicabile a san Giuseppe è quella che lo chiama “Aiuto dei migranti”. Sappiamo che è di pesante attualità sia a livello locale, che nazionale e internazionale. Le varie ondate dei migranti mettono a dura prova la società odierna. Una volta eravamo noi ad andare all’estero. Ora ci sembra quasi di essere “invasi e assediati” da popolazioni che vengono dove abitiamo, per mare, terra e cielo. Abbiamo tanti cinesi, bengalesi, magrebini, ucraini ed altri, mettendo a serio rischio gli equilibri e l’economia. Ma il problema è a livello mondiale, tra l’Europa, l’Africa, l’Asia e l’America. I governi, i politici, le istituzioni, le forze dell’ordine, devono fare la loro parte davanti a questa emergenza umanitaria, facendo rispettare regole giuste e di solidarietà reciproca. Neanche possiamo permettere che facciano da padroni in casa nostra. La Chiesa in generale e i singoli cittadini non possono far finta di non vedere, l’accoglienza delle persone rimane un dovere sociale. L’ideale è la fratellanza universale, al di là delle lingue, razze e religioni. La situazione comunque è complessa e non ci sono facili soluzioni. Ci vuole un aiuto dall’alto. Per i credenti è veramente necessario l’aiuto di Dio.

                Viene in mente che Gesù stesso, con la Madonna e san Giuseppe, hanno dovuto emigrare e rifugiarsi in terra straniera a causa dell’ingiustizia e dei soprusi che hanno dovuto subire. Il re Erode cerca di uccidere quel Bimbo che dà fastidio al suo potere. La santa Famiglia deve adattarsi in Egitto e integrarsi in quella società, che nemmeno conosce il Dio dei suoi padri. Certamente ha dovuto affrontare la fatica e le difficoltà di ogni genere in quel nuovo Paese così diverso da Israele. Passano i mesi, forse alcuni anni in esilio. Quando festeggiamo la Santa Famiglia nella domenica tra Natale e Capodanno, non edulcoriamo troppo la sua immagine. Pensiamo a quanto hanno sofferto e sopportato. Cerchiamo di imparare dalla sua esperienza a trattare con rispetto e carità gli immigrati che possiamo incontrare. Non alziamo barriere e non cadiamo nella spirale del male. Il bene che facciamo e l’accoglienza che offriamo sono benedetti per sempre da Dio.

                San Giuseppe ha vissuto l’emigrazione sulla sua pelle ed è vicino alle sofferenze dei migranti, sia di chi cerca fortuna in Paesi lontani e spesso inospitali, sia di chi affronta sacrifici per accogliere. Il nostro santo ci ricorda che Dio si è incarnato concretamente nei travagli e nei problemi degli uomini. Ci richiama a fare altrettanto per aiutare chi è forestiero e ha più bisogno. Gesù dice che alla fine della vita ci chiederà conto se avremo cercato di vivere questo amore del prossimo. Addirittura lo riterrà fatto a sé : “venite, benedetti dal Padre mio, ero forestiero e mi avete accolto”! (Matteo 25,35). Che bella la vita se vissuta così, vincendo ogni egoismo e difesa esclusiva dei nostri interessi… oltre la vita eterna! E allora invochiamo san Giuseppe con questo titolo così giusto e che gli calza a pennello: “Aiuto dei migranti”.

 

Angelo Catapano

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Commento da Alberto Raggi su 5 Luglio 2018 a 9:33

Tema difficile da affrontare. Come cristiani non possiamo esonerarci dall'accoglienza, ma credo che l'ordine stia alla base di tutto, ordine partendo da Dio. La santa famiglia, dopo un breve eslio è tornata a Nazaret al suo paese d'origene.

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