L’evento centrale dell’Incarnazione ha spaccato la storia in due: avanti e dopo

Cristo. In tale avvenimento, insieme a Gesù e a Maria, è coinvolto in prima persona

anche san Giuseppe. Ed è solo l’inizio di un’avventura stupenda.... addirittura divina,

che ancora continua.

           Dio ha voluto anche il sì di Giuseppe per la nascita del Salvatore. Con quanta

trepidazione di padre Lo ha atteso per nove mesi, con quanto amore Lo ha visto veni-

re alla luce, con quanta cura si è dato da fare per accoglierlo, nonostante che non trova

posto a Betlemme per il Figlio di Dio e la sua sposa, proprio al momento della sua nasci-

ta. Dopo otto giorni, con quanta responsabilità e assunzione del suo ruolo paterno lo fa

entrare nell’alleanza dell’antico popolo di Dio con la circoncisione e imponendogli il

nome di Gesù. Dopo quaranta giorni con quale fedele osservanza della legge, compra

una coppia di tortore per la purificazione della madre e lo presenta al tempio a

Gerusalemme, dove Simeone e Anna riconoscono il Messia. Anch’egli, come Maria, con-

serva nel suo cuore le cose che si dicono del figlio, “luce per illuminare le genti e glo-

ria del suo popolo”. Giuseppe si affretta a preparare una casa, una più degna abitazio-

ne al Verbo incarnato, ma si accorge ben presto che è chiamato piuttosto a fargli sem-

pre più spazio nella sua vita e nelle sue preoccupazioni.

           San Giuseppe accoglie i Magi e i loro misteriosi doni, ma ecco che gli viene

annunciato di fuggire in Egitto, andare in esilio e trovare un’altra dimora, per portare

in salvo il figlio divino e la sua dolce sposa. E’ proprio questo il suo compito: difende-

re e salvare chi ha portato la salvezza in questo mondo. Non è però lì la sua stabile

dimora: pellegrino e fuggiasco, è richiamato in Galilea a Nazaret. E’ qui che, per ben

trent’anni, deve custodire, nutrire ed istruire Gesù. Sta qui in definitiva il suo compi-

to: essere lui la sua casa, fargli da padre e farlo crescere, insegnandogli il mestiere,

la legge di Dio, le regole della vita… Questo, fino a quando il figlio avrà dodici anni, e

poi venti o trenta, fino a quando da adulto non avrà più bisogno della protezione del

padre terreno e prenderà la sua strada per annunciare il Padre celeste, dai tratti così

somiglianti a quelli di Giuseppe, di colui che lo ha amato e fatto crescere, portandolo

da quando era bambino fino al compimento della sua missione.

           E’ questo, tuttora, il suo compito quanto mai prezioso: far crescere Gesù nel

mondo d’oggi, dentro di noi. Non sono veri genitori quelli che semplicemente metto-

no al mondo i figli. Sono tali piuttosto quelli che li crescono, e perciò Giuseppe è auten-

ticamente padre. Non basta far nascere Gesù, c’è da prendersene cura, da farlo cre-

scere in noi, fargli sempre più spazio, in modo che anche noi cresciamo. Non possiamo

rimanere bambini, accontentarci del “latte spirituale”, e rimanere all’abc della nostra

fede. Bisogna che ci nutriamo della “sostanza”, che non ragioniamo più da bambini, ma

diventiamo adulti, fino alla maturità e alla pienezza di Cristo. Quanto è necessario dun-

que anche oggi il compito di san Giuseppe, per il nostro tempo, per la Chiesa intera e

per ciascuno: permettergli di seguirci e curarci, in modo da alimentare e far crescere

la presenza di Gesù, in noi e attorno a noi. Invochiamolo come nostro padre e diamo gli

la possibilità di nutrire e formare Cristo nella nostra vita, in modo da non essere più noi a

vivere ma Cristo in noi.

Buona festa di san Giuseppe!

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