A dire il vero ci aiuta la mariologia per entrare in una visione unitaria e colorata di quello che era la casa di Nazareth.
Anzitutto, il Vangelo di Matteo ci parla di una famiglia normale, non miserabile o mendicante. GESÙ nasce e cresce in una famiglia del suo tempo. Suo padre ha reditti conveniente, come il mestiere di carpentiere lo pressupone (Mt 13,55).

Il Padre sceglie un padre non troppo vecchio ne troppo giovane per il suo Figlio. Giuseppe è infatti un uomo della casa di Davide, abile e talentuoso.

Al inizio del racconto maettano, la difficoltà che egli avrà da superare, visto che il testo ci parla del timore allorché sua sposa Maria rimase incita (Mt 1,19), è anzitutto di ordine morale. Doveva o no scrivere il libello di ripudio come voleva la prassi del tempo? Il dubbio di Giuseppe non porta affatto soltanto sull'origine di questo figlio "illegittimo" - è anch'egli aiutato a capire la meraviglia che sta all'opera - ma è la sua fede nella promessa a creargli difficoltà. Egli pensava di potere vivere in castità con Maria senz'altro, ma non si aspettava che il Signore avesse un progetto di fecondità con la sua serva prediletta.

A questo punto Giuseppe si dimette. "Non son degno. Tu vuol'essere Padre del figlio suo, che ci entro io in questa storia?" Ci vorrà l'intervento di Dio per rassicurarlo e invitarlo di nuovo alla comunione con Maria: "Benché ciò che è stato generato viene dallo Spirito Santo, sarai tu al contrario a chiamarlo figlio (Mt 1,20). Tu hai un ruolo dice Dio a Giuseppe, Gesù sarà il salvatore. Tu devi dare il nome suo, custodire il bimbo come la custodia del paradiso terrestre. Il nuovo paradiso terrestre deve essere custodito. Sarai tu a farlo".

Ed ecco il mio terzo punto - le idee sono ispirate dal prof. Cecchin riguarda appunto la grandezza della chiamata di Giuseppe. "Che egli chiamò Gesù (Mt 1,24)" In quest'affermazione sono raccolte tutte le grandezze e i meriti del umile Giuseppe.
Un nome corrisponde ad una casa, una famiglia: "dalla quale è nato Gesù" leggiamo in Matteo. Giuseppe è scelto per averne il ruolo di padre nella storia. È stato adottato Gesù. Prendendo Maria allora accoglie tutto il progetto divino presente in lei. Accogli la Chiesa.

Ed ecco il senso del suo "combattimento" come Giaccobbe contro l'angelo. Egli strappa il nome nuovo, non effimero, di Gesù, per darlo al umanità. "Non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati" (At 4,12). Egli previene la salvezza del genere umano e fa crescere il redentore. Egli si abbassa a un ruolo di padre di famiglia rinunciando alla sua visione personale di Dio. È un asceta! È chiamato a un ascetismo mentale e a una purezza di cuore incomparabile. Giuseppe non ha mai avuto desideri carnali fuori posto: è grazia ma anche merito suo. La sua collaborazione è esemplare e ci da un assaggio dell'immagine divina che possedeva contro di sé. Se Dio applica con una tale liberalità i suoi doni a Giuseppe "in anticipo", quanto più darà la sua grazia e "in ricompensa la vita eterna" a tutti quelli che ricevono Cristo nella sacratissima eucaristia.
S. Giuseppe, padre "normale" di una famiglia straordinaria, il tuo esempio ci sproni al corraggio e alla mansuetudine.

Ave Maria.
Fra Joseph Pio

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Commento da Fra Joseph-Pio su 10 Maggio 2018 a 22:26

Grazie Alberto. Sembra che Stramare sia il studioso piú riconosciuto su S. Giuseppe. 

Commento da Alberto Raggi su 10 Maggio 2018 a 21:49

In realtà la tesi del "dubbio" è stata smontata da molti autori e teologi, ultimo tra i quali, il noto studioso padre Tarcisio Stramare. In San Giuspepe non possiamo parlare di dubbio. Egli non ha dubitato, perchè non sarebbe stato conveniente per la sublime misisone a cui era chiamato. Decise di licenziarla in segreto perchè, essenso umilissimo, il più umile tra tutti gli uomini, non aveva considerato (proprio per la sua umiltà) che Dio aveva chiamato anche lui al grande misteo dell'Incarnazione. Egli credette quindi che di uscire dalla vita di Maria, sua sposa. Grazie fr Joseph Pio per le belle intuizioni di questa riflessione.

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