Lunedì, 18 dicembre 2017 (da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLVII, n.290, 19/12/2017)
A san Giuseppe — «l’ombra del Padre» che «senza dire una parola» e lasciarsi scoraggiare dalle «chiacchiere» ha creduto e obbedito a Dio, facendosi «carico della paternità e del mistero» — Papa Francesco ha suggerito di rivolgersi quando «non capiamo tante cose, abbiamo tanti problemi, tante angosce, tante oscurità». E ha proposto questa preghiera: Giuseppe, «aiutaci, tu che conosci come camminare nel buio, tu che conosci come si ascolta la voce di Dio, tu che conosci come si va avanti in silenzio».


Proprio la grande testimonianza di Giuseppe è stata rilanciata dal Pontefice, in tutta la sua forza e attualità, nella messa celebrata lunedì mattina, 18 dicembre, a Santa Marta. «Così fu generato Gesù Cristo»: ripetendo l’incipit del passo evangelico di Matteo (1, 18-24), proposto dalla liturgia, Francesco ha preso le mosse per la sua meditazione. «Quando Maria tornò da Ain-Karim, dalla casa di Elisabetta, incominciavano a essere visibili i segni della maternità» ha ricordato. E «Giuseppe se ne accorse, e non capiva: pensiamo a quest’uomo nei dubbi, nel dolore, cercava spiegazioni, ma siccome l’amava tanto e sapeva che lei era una donna di Dio, non trovava via d’uscita dai suoi pensieri». Un atteggiamento, ha fatto notare il Papa, sicuramente «molto differente da quello che facevano le chiacchierone del paese, nel mercato», che magari commentavano: “Ma guarda questa, come è tornata!”».
È sul «dolore di Giuseppe» che il Pontefice ha centrato la sua attenzione. «In questo dolore, dubbio, sofferenza — ha affermato il Papa — Giuseppe non vuol mandare via Maria e decide di lasciarla in silenzio». Sceglie insomma di «non accusarla pubblicamente, perché sapeva. Lui la conosceva: “questa ragazza, io la conosco, io la amo, è pura, io non capisco questo”».


Ma proprio «nel mezzo del suo dubbio, del suo dolore, intervenne il Signore in un sogno» ha proseguito Francesco, evidenziando che «in quel sogno gli viene spiegato cosa è successo. E Giuseppe obbedì: credette e obbedì». Sono chiare le parole dell’angelo del Signore, così come le riporta Matteo nel suo vangelo: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti, il bambino che è generato in lei, viene dallo Spirito Santo».
Mentre Giuseppe viveva questa forte esperienza, ha fatto presente il Papa, «al mercato si chiacchierava: quelle chiacchiere che poi sono andate avanti, avanti, avanti, fino a quella bestemmia, per me la più brutta, la più forte contro il Signore, in bocca ai farisei, che Giovanni apprende nel capitolo 6».


«Invece Giuseppe lottava dentro» ha spiegato Francesco. E «in quella lotta» ecco «la voce di Dio che gli dice: «alzati!». E proprio «alzati» ritorna «tante volte, all’inizio di una missione, nella Bibbia». Dunque la voce di Dio dice a Giuseppe: «alzati, prendi Maria, portala a casa tua; fatti carico della situazione, prendi in mano questa situazione e vai avanti».
«Giuseppe — ha osservato il Papa — non è andato dagli amici a confortarsi, non è andato dallo psichiatra perché interpretasse il sogno: no, credette». Ed «è andato avanti, ha preso in mano la situazione». In sostanza Giuseppe «doveva farsi carico di due cose, della paternità e del mistero».


Anzitutto, ha spiegato il Pontefice, «Giuseppe doveva farsi carico della paternità». E «questo passo del vangelo viene subito dopo la genealogia di Gesù, con la quale inizia il vangelo di Matteo: incomincia con il padre Abramo e finisce con il padre Giuseppe». E «c’è una frase nella genealogia che scrive Luca: “Gesù quando incominciò il suo ministero aveva circa trent’anni ed era figlio, come si credeva, di Giuseppe”». Dunque, Luca «non dice: “era il figlio di Giuseppe”»; ma scrive, in pratica, che tutti pensavano «fosse il figlio di Giuseppe». Questo significa, ha affermato il Papa, che Giuseppe «si è fatto carico di una paternità che non era sua: veniva dal Padre». E «ha portato avanti la paternità con quello che significa: non solo sostenere Maria e il bambino, ma anche far crescere il bambino, insegnargli il mestiere, portarlo alla maturità di uomo». Giuseppe si è dunque fatto «carico della paternità che non è sua, è di Dio, senza dire una parola: nel Vangelo non c’è alcuna parola detta da Giuseppe, l’uomo del silenzio, dell’obbedienza silenziosa».


La seconda cosa di cui Giuseppe si è fatto carico è «il mistero: prende in mano la paternità e il mistero». È «il mistero che abbiamo sentito nella prima lettura, nel passo di Geremia» (23, 5-8). «Il grande mistero che incomincia da qui — ha spiegato Francesco — è ricondurre il popolo a Dio». In realtà, «non era il mistero di uscire dalla schiavitù dell’Egitto: questo era ri-condurre, il mistero della ri-creazione che, come dice la liturgia, è più meravigliosa della creazione». E «Giuseppe prende in mano questo mistero e aiuta con il suo silenzio, con il suo lavoro, fino al momento che Dio lo chiama a sé».


«Di quest’uomo che si è fatto carico della paternità e del mistero — ha fatto notare il Pontefice — si dice che era l’ombra del Padre, l’ombra di Dio Padre». E «se Gesù uomo ha imparato a dire “papà”, “padre”, al suo Padre che conosceva come Dio, lo ha imparato dalla vita, dalla testimonianza di Giuseppe: l’uomo che custodisce, l’uomo che fa crescere, l’uomo che porta avanti ogni paternità e ogni mistero, ma non prende nulla per sé. Nulla».
Giuseppe «è lì, silenzioso», ha ribadito Francesco. «Questo — ha aggiunto — è il grande Giuseppe, del quale Dio aveva bisogno per portare avanti il mistero della ri-conduzione del popolo verso la nuova creazione». Proprio il suo «esempio — ha concluso il Papa — ci insegni tante cose che possiamo prendere nella riflessione, ma soprattutto ci dia il coraggio di andare da lui quando noi non capiamo tante cose, quando noi abbiamo tanti problemi, tante angosce, tante oscurità, e dirgli semplicemente: “Aiutaci, tu che conosci come camminare nel buio, tu che conosci come si ascolta la voce di Dio, tu che conosci come si va avanti in silenzio”».

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