San Giuseppe è capo augusto della famiglia di Nazareth, e protettore della Santa Chiesa insegna Giovanni XXIII nella sua lettera Apostolica “Le voci”  prima del concilio. Sulla linea tracciata dai Papi Pio IX, Leone XIII, Pio X, Benedetto XV, Pio XI e Pio XII, egli ci ricorda del santo lo spirito interiore di pace, di silenzio, di buon lavoro e di preghiera, a servizio della Santa Chiesa, invitandoci a pregarlo ed invocarlo più spesso.

È veramente il mistero del Verbo fatto uomo che dovrebbe metterci in crisi, e di conseguenza, farci fare delle domande sul vissuto di Giuseppe, lo sposo di Maria.

Scrive Giovanni Paolo II nella Redemptoris Custos, n°10: “Quale depositorio del mistero nascosto da secoli nella mente di Dio, e che comincia a realizzarsi davanti ai suoi occhi nella pienezza del tempo, Giuseppe è insieme con Maria, nella notte di Betlemme, testimone privilegiato della venuta del Figlio di Dio nel mondo... Giuseppe fu testimone oculare di questa nascita, avvenuta in condizione umanamente umiliante, primo annuncio di quella spoliazione a cui Cristo liberamente accondiscese per la remissione dei peccati”.

So bene che è il mese di giugno, e di conseguenza, difficile rimetersi a pensare al freddo ivernale nella sporca grotta fredda di Betlemme. Ma proviamoci! Giuseppe, senza volere insistere troppo, è proprio umiliato questa notte qua. È incapace di trovare un luogo per fare riposare la sua donna incinta. Io e te sappiamo bene cosa sarebbe successo nelle stesse condizioni: o avremmo perso la calma, o ci saremmo messi a mormorare. Ma la chiamata di Giuseppe va più in alto: rimane umile e dolce, anche quando viene rifiutato da tutti. Sono costante nella sua vita le croci, le prove, eppure egli non perde la sua semplicità. Forse la prova più dura fu proprio di essere stato scelto da Dio sapendo di non potere rispondere dei doni meravigliosi che comportava la paternità putativa di Gesù.

È questo che S. Giuseppe ti vuole insegnare oggi: la scelta di Dio pare a volte insorportabile, eppure Egli ti ha scelto. Ti ha scelto per portare Gesù in braccio, quale piccola creatura o nel tuo cuore dopo la comunione. Ti ha scelto malgrado le tue infermità, e questo ancora è amore gratuito. Ti ha scelto non perché puoi fare miracoli o opere politiche e associative, ma perché non le saprei fare. Ti ha scelto per amare la Madre di Dio, come un figlio o una figlia, proprio perché ella partorisce il Vero Dio/Vero Uomo.

Forti di questi pensieri, riceviamo anche noi le parole di Maria a suo sposo, mettre gli tende il bambino che piange nella grotta gelida: “Tu ne sei ben degno/a. Nessuno più di te lo è, e per questo l’Altissimo ti ha scelto/a. Prendi, Giuseppe/Giuseppina, e tienilo mentre io cerco i panni”.

Fragilità su fragilità, Amore su amore, fratelli e sorelle amiamoci e diventerremo sempre più giuseppini nel cuore, nel anima e nel nostro corpo.

Concludiamo con una esortazione delle sette domeniche in onore del Santo, che ci aiutera a pregare con pace e serennità: “Ringraziamo S. Giuseppe per i suoi favori e le sue grazie; la riconoscenza piace tanto al Signore ed agli uomini, ma non tutti ne sentono il dovere. Manifestandola concorrendo a divulgare il suo culto, la sua devozione. L’amore per san Giuseppe ci sarà di grande profitto. O Giuseppe obbediente, Prega per noi. Amen”.  

PACE E BENE

Fra Joseph Pio.

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Commento da St. Joseph su 19 Luglio 2018 a 9:39

La serva di Dio Maria Costanza Zauli, fondatrice, ebbe una visione di San Giuseppe: "Ero in adorazione, quando mi vedo investita da una luce, poi, dal lato destro dell'altare, vedo san Giuseppe di una bellezza che basterebbe da sola a formare il Paradiso. Non lo avevo mai visto così".

Commento da St. Joseph su 30 Giugno 2018 a 17:17

Tu dici: "Giuseppe va più in alto: rimane umile e dolce, anche quando viene rifiutato da tutti". Grazie fr. Joseph Pio per questa riflessione che sentiamo proprio nostra perché riflette la vita di ogni giorno. Praticandola, diventeremo sempre più "Giuseppini" nel cuore, come affermi. San Giuseppe ci invita a non perderci d'animo nelle nostre pene ma a soffrire con pazienza in attesa della felicità senza fine nella vita del mondo che verrà.

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